La nuova peste


Lo so è lungo.
Ma è intrigante questa cosa e fra l’altro anche molto delicata da esporre.
Diventa, oggi più che mai, anche pericolosa se la esponi male.
Ci provo, proverò ad esporla nel modo più semplice possibile solo perchè mi pongo domande e nella generalizzazione di tutti, nel meltin’ pot dei beceri io non ci voglio finire. No, non voglio proprio.

Leggendo in giro per il mondo (ahimè per situazione contingente) ma anche leggendo qua e là , in Italia, sulla rete e un po’ ovunque, sembra che il problema mondiale, ed in maggior misura europeo e drammaticamente italiano, sia quello legato alle migrazioni degli esseri umani.
Per usare un solo termine: migranti.

Si, lo capisco, è un problema grosso, piuttosto serio e fra l’altro, a mio avviso legato ad altre cose che non notiamo più e delle quali non ce ne fotte minimamente nulla, come carestie, siccità , guerre, desertificazione, cambiamento climatico, globalizzazione.

Parlando di ciò, le visioni sono opposte e si scontrano come fossero il bianco e il nero. Guerra aperta fra chi usa la pietà e chi “l’amor di patria”. Tutto condito da chi chiosa sul chi ci si è arricchito e da chi ci specula per motivi politici. Lasciamo stare, non mi pongo domande per questo..

Il sunto di tutto è semplicemente questo: mentre noi ominidi del 3 millennio possiamo favorire e sostenere la libera circolazione delle merci, quella degli esseri umani non si può fare.
Per una serie di motivi che tutti conoscono e che non sto qui ad elencare.
Oh badate bene, non sono uno di quelli “oddiomiostà¬poracci” ne di quelli che urlano “se li dovrebbe portare a casa sua”, anzi, io che sono sempre stato di destra e che dovrei, per stereotipo, cavalcare l’onda del vaffanculo facile. Ahimè, invece, mi pongo sempre più spesso delle domande e non riesco a capacitarmi.

Mi chiedo: ma come? Con tutto quello di cui ci dovremmo preoccupare, con tutto quello che ci investe, che ci dilania, che ci modifica la vita e che ce la devasta in termini di qualità , noi utilizziamo questo capro espiatorio come fosse la causa di tutti nostri mali?
E’ questo che non capisco.
Mi spiego.
Noi, che andiamo a livello globale a portare expertise in giro per il mondo, specie dove poi costa meno trasformarlo in prodotto, noi che devastiamo l’unico posto che possediamo solo per profitto, noi che globalizziamo, che capitalizziamo, esportiamo, tassiamo, ci indebitiamo e ci inebetiamo per cio’ che domani varrà un decimo del suo valore, ci possiamo fermare a questo e per questo?
Possibile? Davvero, siamo cosଠlimitati?
Noi che andiamo su Marte, che inventiamo futuro, che spaziamo fra tecnologia e sogno, davvero non troviamo un modo per regolare un problema simile?

Sempre noi, quelli che rinunciamo a cercare e a costruire metodi e modelli di sostenibilità , che esageriamo a consumare e che ce ne fottiamo di formare quei valori e quella consapevolezza globale per rendere il pianeta un posto utilizzabile nel futuro, noi consideriamo e percepiamo questo problema, come la peste del momento, ne più ne meno!
E non troviamo soluzioni.
Anzi.. sembra che il problema spiralizzi, aumenti.
Non parliamo poi dell’Italia.

Io dissento.
Non è la peste del momento.
La peste del momento è chi ci ha permesso di percepirla come tale, quella sciocca e insana compagna di distrazione di massa che ci limita lo spettro della percezione, che non ci fa vedere il “male nostrum”, che non ci fa comprendere che siamo un popolo finito dentro, corrotto, decadente, cosଠmarci che il marcio lo respiriamo addirittura, lo compriamo, lo sosteniamo, lo condividiamo. Ce lo mangiamo il marcio.

Siamo cosଠdeficienti da non capire che non forniamo un’istruzione decente, tale che possa cambiare la classe dei nuovi cittadini, siamo talmente ciechi che non capiamo che la mafia che rinneghiamo è dentro ogni nostra azione, ogni nostro minuto, siamo cosଠpresuntuosi che non capiamo che lo Stato che identifica il “bene comune” noi lo percepiamo come nemico, che la nazione non significa interesse o potere ma preservazione di identità , di storia, di radici.

Siamo cosଠviolenti nei modi e nei gesti che non ci rendiamo nemmeno più conto che ciò che scriviamo o che diciamo è pura violenza, è eticamente scorretto, insano, putrido. Ormai lo consideriamo normale, come i nostri figli considerano normale filmarsi durante uno stupro, o come maledire e augurare la morte a uno che vaccina il figlio.
Assuefatti al peggio.
E siamo cosଠdevastati dal nostro stesso ego che lo commisuriamo ad esempi sempre più spesso da proscrivere, che enfatizziamo la delinquenza e il torbido piuttosto che la meraviglia e il merito.
Non capiamo che ogni progetto di crescita è fondamentalmente destinato a mutare verso il fallimento perchè non abbiamo la forza di cambiare e di ribellarci a nessuno e non vediamo più quello che siamo.
Ci sta bene cosଠcom’è.
E ma i migranti, a casa nostra, e come facciamo, teneteveli…

Tutto giusto, ma nel contempo come si può tollerare un genitore che picchia un professore, un infermiere che violenta un anziano o un bambino, come si può rimanere fermi di fronte alla collusione, alla corruzione, all’aggiotaggio, alle lusinghe di comodo o di convenienza.
E come si può permettere ad un delinquente di fare leggi? O come si può portare lo stesso delinquente in televisione per avere soltanto picchi di ascolti e di profitto derivante dalla pubblicità , come si può permettere lo stupro, l’abominio, l’omicidio e contestualmente farne parte attiva affinchè si compia? Il problema però sono i migranti.
E in tutto questo c’è gente che specula sulla disperazione e che alimenta odio.
Sono gli stessi di prima, sono gli stessi di adesso.

Dove cazzo erano quando c’era da denunciare barbarie, quella che perpretriamo noi, noi orgogliosi delle nostre radici, delle nostre mafie, la nostra, la barbarie indigena e dove cazzo erano quando si trattava di sostenere la civiltà , la dignità , la giustizia, il merito.

Pensateci.
Nel mondo gli oggetti possono circolare.
Gli uomini non più.
E fra poco, grazie a questa strategia, nemmeno più le idee ed il libero pensiero.

E se vi ponete le stesse domande, condividetelo. Magari potremmo trovare le soluzioni che altri non vogliono. Magari…
Magari semplicemente diventando migliori noi.


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